Breve storia di ROCCA 1 e ROCCA 2

Il contesto
1963, Il quartiere di San Teodoro alto (via Bologna, via Bari e limitrofe) vive un momento di piena crescita demografica ma rimane povero di infrastrutture sociali.
Gli abitanti sono nella maggior parte lavoratori del porto, naviganti e operai edili, gli unici punti di aggregazione per noi ragazzi erano, nel caso di giovani moderati, i giardini del santuario di San Francesco da Paola e l’oratorio della Parrocchia San Rocco, nel caso di ragazzi un po’ meno seguiti dalle famiglie, i pochi bar presenti o la strada.
L’estate, con la chiusura delle scuole, aumentava il senso di disagio per tutti, pochi soldi nelle tasche, tanta noia ed aumento delle possibilità di essere coinvolti in situazioni non proprio civili.
Da poco tempo era stato inviato nella nostra parrocchia, come curato, un giovane sacerdote: Don Franco Minuto in aiuto all’allora parroco Don Angelo Odino.
Immediato fu il suo interesse per noi giovani e si prefisse di dare un senso al nostro vagabondare per il quartiere.
Creò attorno a sé un gruppetto di giovani adulti di buone basi morali (ricordo Giancarlo, Mario e Vittorio Lanza, Lino Silvestrin, Franco Kovac, Filiberto Zadini, Franco Caroti, Mario Rossi, Michele D’Alessio e alcuni altri di cui ho perso memoria) con cui fondò l’Azione Cattolica Ragazzi della parrocchia.
Già per l’estate del ’63 organizzò un mini-campo estivo in una canonica della val Brevenna (negli album di foto presenti in parrocchia e/ o a Rocca ve ne è testimonianza).
L’idea
L’esperienza indusse don Franco a credere, con ancor più forza, nella necessità di trovare spazi di aggregazione dove noi giovani potessimo sentirci protagonisti nella gestione degli stessi.
Furono acquisiti alcuni spazi nei fondi dell’attuale Centro di Gioventù, oltre all’ACR nacque la GF gioventù femminile, ma se ci sentivamo impegnati durante l’anno scolastico l’estate continuava ad essere un momento di dispersione.
E fu così che, anche grazie alla sua famiglia, con l’aiuto dei suoi fratelli, si mise alla ricerca di una casa di campagna dove poter creare un riferimento fisso che ci appartenesse, che potesse diventare la “nostra casa”, dove chiunque potesse collaborare fattivamente, i genitori con i figli i figli con i nonni.
Giugno 1964 ……nasce ROCCA
Roccavignale è un comune in provincia di Savona ai confini con il Piemonte avente una particolarità forse unica:
Su una collinetta a pochi chilometri da Millesimo vi erano la Parrocchiale di Sant’Eugenio con relativa canonica facente anche da locale per la scuola elementare, la casa comunale ed il cimitero. Le civili abitazioni del comune si trovavano e si trovano tutt’ora sparse in quattro agglomerati separati;
Valzemola, Strada, Camponuovo e Pianissolo.

Questa anomalia creava disagio agli abitanti delle quattro frazioni che si vedevano costretti a continui spostamenti per mandare i figli a scuola, per assistere alle funzioni religiose, per le necessità burocratiche, per una visita ai propri cari defunti.
Per questo a fine anni cinquanta l’allora parroco Don Bonino fece realizzare una nuova chiesa nella Frazione di Strada (la più centrale e sita sulla strada provinciale), il comune si spostò nella frazione di Valzemola e la scuola a sua volta è tutt’oggi in Valzemola.
L’idea prende forma
In altre parole, Roccavignale rimase come un guscio vuoto e abbandonato pur mantenendo il suo ruolo di comune italiano.
Ed è qui che si posero le mire di Don Franco e dei suoi aiutanti.
Dopo varie trattative con la diocesi di Mondovì ed il parroco Don Bonino, la parrocchia San Rocco di Genova concluse l’acquisto della ex canonica di Sant’Eugenio in Roccavignale.
Vorrei evidenziare subito che all’acquisto contribuirono economicamente, in proporzione alle singole possibilità, molte famiglie della nostra parrocchia (documentazioni relative all’acquisto sono disponibili in parrocchia)
L’estate del ‘64 e del 65 furono dedicate in gran parte ai lavori di riassetto della casa, lavori operati in buona parte da noi giovani con l’ausilio di qualche adulto, spronati dallo spirito e l’entusiasmo che don Franco ci trasmetteva e dalla felicità di stare assieme lavorando, pregando e divertendoci da matti.
Per la cronaca la casa era costituita dal piano terra atto a cantina e ripostigli, primo piano strutturalmente come oggi ma comprendente la cucina e le stanze del parroco, i locali dei bagni attuali adibiti ad altri usi, il secondo piano come oggi salvo i bagni femmine.
Il salone non esisteva, l’attuale portone che oggi divide il salone dalle cucine era la porta d’ingresso alla casa.
I lavori…
Negli anni successivi fu costruito il salone, bonificate le cantine e creata la nuova cucina.
Iniziarono così i primi turni ufficiali divisi per età e…… sesso.
I turni iniziavano appena terminate le scuole (circa metà giugno) ed il primo turno era il cosi detto “Turno lavoratori” quasi sempre guidato dalla presenza di Don Franco salvo qualche scappata sua a Genova e…qualche scappata nostra a ballare dalla Librina. Negli anni successivi è una continua crescita di turni e presenze ai campi estivi e, visto il miglioramento, della vivibilità della casa si inizia ad usarla anche per convivenze parrocchiali e/o di gruppi anche di altre comunità.
Pochi sono in quegli anni i ragazzi o le ragazze della parrocchia che non abbiano vissuto una qualche esperienza a Roccavignale.
Nell’inverno del 1969 una grossa frana si stacca dal terreno dove oggi sorge il giardino della merenda ed invade la strada che porta alla frazione di Camponuovo.
Ripristinata la viabilità resta il problema della messa in sicurezza del terreno per cui tra giugno e il resto dell’estate iniziano i lavori di costruzione del muraglione che ancora oggi sorregge il giardino e la zona sotto all’attuale Barbecue.

I campi estivi divenuti ormai irrinunciabili si spostano a Monteleco , la casa della diocesi di Genova a Molini di Fraconalto.
Dal 1970 al 1978 sono anni in cui è un susseguirsi di utilizzo della casa in ogni occasione, spesso anche in pieno inverno (non vi è e non vi era riscaldamento tranne una stufa, in allora a cherosene ed oggi a legna) ma sopperiva l’entusiasmo e la voglia di stare assieme.
Sino ad ora mi sono riferito sempre ed esclusivamente alla ex canonica ma Roccavignale comprendeva anche la chiesa di Sant’Eugenio, il cimitero e la ex casa comunale.
Proprio tra fine anni Settanta ed inizio anni Ottanta il cimitero viene sconsacrato e trasferito poco sotto il castello di Roccavignale e poco dopo il comune ci informa che un privato cittadino ha chiesto la possibilità di acquisire la proprietà della casa ex comune e che questa verrà messa all’asta secondo un bando aperto.
Ricordo che avvertimmo subito le difficoltà che avrebbe creato la presenza di una proprietà privata a così poca distanza dalla nostra casa. Era a rischio la nostra libertà di vita in spensieratezza e allegria.
Per questo Don Franco decise di partecipare all’asta ma non potendo farlo come responsabile della parrocchia si affidò nuovamente alla sua famiglia.
L’ offerta superò per poche migliaia di lire quella dell’altro partecipante.
Nasceva Rocca 2
La famiglia di Don Franco con una donazione alla Parrocchia si liberò della proprietà acquisita attraverso l’asta.

Iniziarono così i lavori di ristrutturazione della casa seguiti dal Geom. Giovanni Minuto fratello del Don
Anche grazie ad una donazione di una famiglia della Frazione Strada (Fam. Bertone) nel 1982 la casa veniva inaugurata dal Vescovo Cardinale Giuseppe Siri, come ricordato nella targa marmorea collocata all’ingresso di Rocca2.
Rocca 2 diversamente da Rocca 1 è strutturata per accogliere Famiglie ed anziani per un totale di 25 presenze.
Fu così che i turni estivi si arricchirono con il turno famiglie ed il turno anziani.
Il successo fu tale che nel mese di agosto degli anni a venire le due case si riempivano di anziani, famiglie e giovani animatori.
Non dimentichiamo poi che in quegli anni Rocca divenne anche un punto di riferimento per diverse comunità e Parrocchie, sia genovesi che del basso Piemonte (Calice Ligure, Cairo Montenotte, Celle ligure, Torino ecc.)
Certo i periodi in cui le case potessero essere libere dalla nostra presenza non erano molti per cui spesso ci si trovava a non poter accontentare tutte le richieste.
Forte è sempre stata la collaborazione con le autorità locali e le maestranze del luogo, la collaborazione è sempre stata fattiva e con molti, da sindaci a operai ed esercenti, affettiva.
Vorrei ricordare Giuseppe Core (RiP) fornaio degli anni 60, La famiglia Bormida (Francesco, Giuseppina e Rosanna) gestori del negozio di alimentari di Valzemola sempre aperto sempre a nostra disposizione e anche loro tornati al Padre, il Sig.Basso che curava i terreni attorno alle case, il ristorante di Bruno e Manfredina di Camponuovo, i sindaci Strazzarino, Bracco, Ferraro, Fracchia e tutte le maestranze del municipio.
Durante i turni estivi (Elementari, Medie, Giovanissimi e Giovani……finalmente di ambo i sessi) i ragazzi sono seguiti dai cosi detti “educatori” , giovani adulti della Parrocchia a loro volta cresciuti nell’esperienza di Rocca e spesso coadiuvati da giovani seminaristi inviati dalla curia di Genova.
Molti di loro sono stati e/o sono validi sacerdoti della nostra diocesi.
Ricordiamo Don Mario Colella (RiP) Don Fimognari (RiP) Don Vincenzo De Pascale, Don Roberto Ghiara, Don Francesco Di Comite ecc.
Per non dimenticare un nostro giovane che, anche grazie all’esperienza di Rocca, scelse la vocazione sacerdotale ed è oggi uno stimato parroco: Don Claudio Valente.
Tanti parroci si sono susseguiti alla guida della nostra parrocchia dopo il trasferimento di Don Franco a quella di Pontedecimo ma tutti hanno messo lo stesso entusiasmo e dedizione alla causa di Rocca
anche se nel tempo si è dovuto affrontare momenti che hanno richiesto forti spese economiche per la sua manutenzione.
Negli anni Sessanta/Settanta non vi erano particolari obblighi di legge sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista organizzativo della struttura.
Ma negli ultimi vent’anni tante trasformazioni ci obbligarono ad interventi onerosi sia dal punto di vista economico che di impegno di fidati professionisti.
L’alimentazione delle cucine passò dall’uso di bombole di GPL alla installazione di un grande serbatoio sempre di GPL ma sito lontano dalle case e rifornito da ditte specializzate, sino ad arrivare ad oggi dove il serbatoio è stato sostituito dall’alimentazione diretta di gas metano.

Chiaramente ogni trasformazione comportava il rifacimento delle linee di adduzione alle utenze.
La necessità di avere acqua sanitaria calda e pronta alle esigenze sia dalle cucine che degli ospiti ci obbligò a trasformare le centrali termiche sia di Rocca 1 che di Rocca2 con conseguente rifacimento totale di tutto l’impianto idraulico delle due case.
Il tutto seguendo le norme imposte dalla legge, seguiti dai Vigili del Fuoco e da tutti gli enti preposti.
Credo sia immaginabile che gestire tali ristrutturazioni a 89 km di distanza dalla parrocchia di Genova, abbia richiesto la disponibilità e l’impegno di chi ha fortemente creduto nella validità educativa di Rocca.
Ricordo il Geometra Vittorio Borsani, parrocchiano, volontario progettista e responsabile del buon andamento delle opere e della parte burocratica dei lavori.
In zona il Geometra Bruno Parodi che oltre a seguire professionalmente i lavori sul posto comprese il senso e lo spirito che animava quella che per loro era ed è : “ La colonia di quelli di Genova”, sino ad instaurare un rapporto di amicizia e di collaborazione , pronto ad intervenire sia per tagliare un albero che per procurare ditte abili alle necessità.
La Chiesa

Sinora ho trascurato la chiesa di sant’Eugenio perché merita un capitolo a sé.
Come detto, all’inizio della storia la chiesa (che attraverso la sacrestia fa corpo unico con la canonica) non faceva più le funzioni di parrocchia per la comunità di Roccavignale ma il suo stato di conservazione era ancora accettabile per cui ottenemmo dal parroco don Bonino la possibilità di utilizzarla per i nostri momenti di preghiera e le celebrazioni Eucaristiche.
Chi ha vissuto quei primi quindici anni di Rocca non potrà dimenticare quei momenti di intensa condivisione e forte senso comunitario che, il ritrovarci, magari al primo mattino o verso sera, nella pace pregando o riflettendo ai piedi dell’altare ricreato con un banco da falegname e un tralcio di vite che ancora oggi vi è presente.
Poi col tempo le male condizioni del tetto ed il conseguente ammaloramento degli stucchi ci costrinse a far emettere un’ordinanza di divieto d’accesso.
Trovandoci così in mancanza di un posto dedito al culto dove potersi raccogliere in preghiera si pensò di sfruttare un’area vicina alla casa che si prestava ad essere utilizzata allo scopo.
La nuova cappella prese forma in modo semplice e rustico ma al contempo rivelò subito di essere benedetta dallo spirito.
Chi non ha vissuto l’epoca della chiesa ricorderà con lo stesso spirito i momenti passati in cappella.
Il degrado della chiesa divenne cmq un problema di sicurezza che se non risolto poteva causare anche la chiusura di Rocca.
Si dovette intervenire con una recinzione tutto attorno ad essa per prevenire quanto meno la caduta di pezzi tegole.
Ma il desiderio di tutti noi e certamente di molti abitanti che in quella chiesa avevano ricevuto i sacramenti ed a volte frequentato le scuole elementari, ci spronarono , con l’appoggio dei vari parroci della chiesa locale, a cercare fondi per , quantomeno, rifare il tetto e metterla in sicurezza.
Se dovessi ricordare qua tutte le traversie, le domande di finanziamento, i viaggi nella diocesi di Mondovì,
I colloqui con l’allora economo della curia Don Gianni Catalano, l’architetto Marenco, il Vescovo Paccomio ecc. non potrei continuare a definire questo scritto “Breve storia di Rocca”
Concludo solo ricordando che solo ieri, Agosto 2024, grazie alla volontà dell’attuale parroco di Millesimo e Roccavignale Don Giampiero Lovera, dell’architetto Loredana Fracchia di Valzemola e di molti parrocchiani si è giunti al rifacimento totale del tetto e alla messa in sicurezza delle parti interne della chiesa.
Il 25 agosto 2024 è stata celebrata la festa di Sant’Eugenio con la Messa solenne all’interno della chiesa, dove hanno partecipato molti abitanti delle quattro frazioni.
Un’emozione /commozione che ricorderò sempre.
Ed infine…
Tornando alla vita vissuta di Rocca accenno brevemente ai festeggiamenti del trentesimo, quarantesimo, cinquantesimo e sessantesimo dalla fondazione.

Tutti momenti di grande impegno della comunità dove la voglia di fare qualcosa di solenne in ricordo degli anni passati ed in prospettiva della continuità di questo Dono che Dio a concesso a tutti noi restano ricordi indelebili di chi vi ha partecipato.
Ricordo solo la fusione della campana celebrativa del trentesimo “Rocca per tutti da 30 anni” che ci auguravamo di poter un giorno sentirla rintoccare sul campanile della chiesa.
La partecipazione a questi decennali da parte di vecchi e nuovi “ragazzi di Rocca” è sempre stata numerosissima sino a sfiorare le cinquecento presenze al cinquantennale.

Ho sicuramente tralasciato/dimenticato tanti episodi che avrebbero meritato di essere citati e me ne scuso ma ho cercato di stare sui fatti che ho ritenuto importanti per la storia di Rocca con il sentimento più profondo che qualcuno/a possa scrivere il bello del suo futuro.
Eumene Giannotti