Il Centro di Gioventu’ viene inaugurato il 14 Dicembre 1969 e diventa in breve tempo una risposta fondamentale al nuovo concetto di pastorale giovanile scaturito dal Concilio vaticano II che si era chiuso appena 5 anni prima. E diventa rapidamente anche una risposta alle attese e ai bisogni di un quartiere cresciuto in fretta tra gli anni ’60 e ’70.
L’intuizione di fondo era quella non tanto e non solo di avere degli spazi per le attività parrocchiali. Certo è stata ed è la sede delle attività di formazione , catechismo, Acr, Gruppi Famiglie, Giovanissimi e Giovani.

Ma nel sogno di chi lo ha pensato voleva essere molto di più.

Sulla spinta del rinnovamento sociale, culturale ed ecclesiale di quegli anni (siamo dopo il 1968 anno della così detta contestazione giovanile) i giovani chiedevano spazi di aggregazione, socialità, partecipazione, espressione . La Chiesa cercava nuove forme di educazione , animazione del territorio, incarnazione della Parola, protagonismo dei laici. Dal mix di queste esigenze nacque il Centro di Gioventù un luogo dove trasformare la voglia di incontro e aggregazione in una proposta di vita e di “comunità”.
Un grande palazzo di fronte alla Chiesa era un’opportunità fenomenale da cogliere. Una visione straordinaria. Con i pochi mezzi di allora, Don Franco ( al quale non a caso il Centro è intitolato) puntò tutto sulla partecipazione dei laici, sul nuovo senso di appartenenza a una Chiesa-popolo in cammino. E coniò il motto “Non tanto da pochi ma un poco da tutti”. E ognuno fece la sua parte, ognuno offrì denaro, volontariato, capacità, tempo libero. Una costruzione comune, la casa della Comunità.
Nei primi anni il Centro riuscì a catalizzare l’interesse della maggior parte dei ragazzi e giovani del quartiere attraverso l’offerta di un’insieme coordinato di proposte : dalle attività sportive a quelle ludiche, dalle attività culturali, politiche a quelle teatrali, dalle attività pastorali ed educative centrate sul modello del gruppo alla ricerca di una nuova spiritualità incarnata. Un ruolo di traino lo ebbe allora l’Azione Cattolica, e le tante esperienze di spiritualità fiorite in quegli anni, Spello, Taizè, Cuneo, Proposta, Cursillos, l’Annuncio, solo per citarne alcune.
Parola d’ordine era certamente l’apertura, una Chiesa in uscita che, come dice oggi Papa Francesco, non si separa dal mondo e non si distacca dalla vita ma la abita dentro: abitare dentro ovvero condividere, camminare insieme, accogliere le domande e le attese della gente.
Apertura sempre e comunque ha significato anche fare i conti con le criticità del quartiere, con le manifestazioni di disagio e malessere di molti ragazzi e giovani, con problemi sociali complessi che ci interpellavano costantemente.
Su questo spirito il Centro di Gioventù è stato davvero un’insieme di realtà e di proposte di ricerca, di crescita ed educazione, sia organizzate che spontanee. Era davvero uno dei pochi spazi pensati per i ragazzi in un quartiere cresciuto velocemente, un palazzo dopo l’altro.

Nella cronistoria di questi 55 anni di vita ricordiamo alcune realtà importanti:

  • La società sportiva chiamata U.S. Excelsior che accoglieva centinaia di bambini, ragazzi e giovani con attività di calcio, mini basket, pallavolo, atletica leggera, ginnastica per adulti. Il campetto era uno spazio vitale per queste attività, e per molti anni, anche dopo la fine dell’esperienza della società sportiva, è stato aperto tutti i giorni, ha ospitato tornei di calcio , pallavolo, cerniello.
  • I primi locali di incontro per i giovani: I.G. (Incontro Giovani), la G.F. (Gioventù femminile).
  • La “redazione” di tanti giornali e giornalini nati negli anni, stampati inizialmente con i ciclostili in una stanzetta chiamata “Botteghe oscure”
  • Il Teatro “La baracca” ospitato nella ex Bocciofila che sorgeva nel campetto inferiore che rappresentò un ambito culturale e di espressione vivace e attrattivo.
  • La sede delle Attività Caritative (allora si chiamavano così), che negli anni si trasformarono nel Centro di ascolto, cuore pulsante del servizio a chi è in difficoltà.
  • La sede della Mensa per senza dimora emanazione dell’Associazione San Marcellino che ha coinvolto decine e decine di volontari.
  • La sede del gruppo Anziani San Rocco cresciuto dagli anni 80 in avanti diventando una risorsa straordinaria per la Parrocchia e il quartiere.
  • La sede di tante attività musicali e corali.
  • Per alcuni anni la sede del servizio civile con gli obiettori di coscienza Caritas a servizio degli anziani, che per un periodo hanno potuto abitare nel Centro, in un piccolo attico chiamato Tenda obiettori.
  • Il luogo dove era stata allestita una piccola cappella per pregare da soli o insieme , quando la campana richiamava per i vespri
  • Il luogo del Primo Venerdì del mese, un momento mensile comunitario di condivisione e preghiera.
  • I locali dove venivano costruiti i Carri per il Carrosezzo di Figgieu.
  • Le attività di apertura al quartiere con la presenza attiva nel Consiglio di Circoscrizione (ora Municipio) e con la collaborazione con le altre realtà di aggregazione del quartiere , religiose e laiche.
  • La sede per diversi anni della “Vetta” una realtà di animazione ed educazione di bambini e ragazzi, con i Centri Estivi.
  • Il luogo delle feste di comunità, dalla Festa di San Rocco con il Palio dei Ragazzi a quella Intorno al Fuoco, spazio dove nel tempo tanti ragazzi si sono cimentati con i loro gruppi musicali e dove tante amiche e amici hanno preparato pranzi e cene da condividere insieme

In conclusione

Possiamo dire che il Centro è stato ed è ancora , pur con tutti i cambiamenti sociali e valoriali avvenuti nel tempo e la crisi dell’associazionismo , un punto di riferimento, una risorsa e un dono per tutti.
Una realtà che lega molte generazioni che in questo luogo sono cresciute, hanno dato e ricevuto, forse hanno trovato un’ispirazione per la propria vita. Un luogo ancora da amare e da proteggere.

 

Roberto D’Alessandro